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“Super influenza” e virus respiratori: Sicilia tra le più colpite d’Italia ma il picco deve ancora arrivare

Quasi un milione di nuovi casi in sette giorni e un picco ancora da raggiungere. L’influenza stagionale e gli altri virus respiratori stanno entrando nel vivo della loro diffusione e la Sicilia è tra le regioni più colpite del Paese, con dati superiori alla media nazionale. A certificarlo è l’ultimo rapporto della sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto superiore di sanità (Iss), che fotografa un quadro in rapido peggioramento.

Secondo i dati riferiti alla settimana dal 15 al 21 dicembre, in Italia sono stati registrati circa 950mila nuovi casi di infezioni respiratorie acute, causate da diversi virus, tra cui quello influenzale. L’incidenza è salita a 17,1 casi per 1.000 assistiti, in aumento rispetto ai 14,7 della settimana precedente, come atteso per questo periodo dell’anno. Dall’inizio della sorveglianza stagionale, i casi complessivi hanno già raggiunto quota 5,8 milioni. L’aumento riguarda tutte le fasce d’età, ma colpisce soprattutto i bambini sotto i cinque anni, con un’incidenza che arriva a circa 50 casi per 1.000 assistiti.

Sicilia tra le regioni più colpite

All’interno di questo quadro nazionale, la Sicilia emerge come una delle regioni con la maggiore circolazione virale. Nel periodo 8–14 dicembre, sull’Isola sono stati registrati 2.115 casi, con un tasso di incidenza del 17,6 per mille assistiti, nettamente superiore alla media nazionale del 14,7. Nel confronto regionale, la Sicilia risulta terza in Italia per incidenza, preceduta soltanto da Sardegna (23,61) e Campania (21,07).

Una pressione che, secondo Salvatore Corrao, professore ordinario di medicina interna, università di Palermo, direttore del Dipartimento di Medicina Clinica e della UOC di Medicina interna dell’ARNAS Ospedale civico di Palermo, è già evidente nei reparti.
“I dati di sorveglianza che collocano la Sicilia tra le aree a più alta incidenza sono coerenti con ciò che osserviamo dal letto del paziente: aumentano gli accessi per febbre, tosse, astenia marcata e, soprattutto, per scompensi di patologie croniche innescati dall’infezione respiratoria. Nei reparti di Medicina interna il peso non è dato solo dai casi influenzali puri, ma dal loro effetto di destabilizzazione su pazienti complessi: anziani fragili, pluripatologici, con ridotte riserve fisiologiche”.

Il report RespiVirNet segnala inoltre un aumento degli accessi ai pronto soccorso e delle ospedalizzazioni per sindromi respiratorie. I dati, aggiornati alla 50ª settimana del 2025 (8–14 dicembre), riguardano diverse regioni, tra cui la Sicilia, e mostrano un incremento rispetto alla stessa settimana della stagione precedente.

Un trend che si traduce in una pressione crescente sui servizi di emergenza, soprattutto per quanto riguarda anziani e soggetti fragili, in una regione che già sconta criticità strutturali nella rete dell’emergenza-urgenza.

“L’aumento di accessi in pronto soccorso e di ricoveri tra anziani e fragili incide in modo sostanziale sull’organizzazione e sulla tenuta dei reparti”, sottolinea Corrao. “Si traduce in un incremento della domanda di posti letto internistici, spesso con necessità di ossigenoterapia e monitoraggio, nell’allungamento dei tempi di degenza e in un maggiore carico legato alla gestione delle comorbidità cardiache, respiratorie, renali e metaboliche”.

Il nodo critico, però, non è solo quantitativo. “Un’influenza in un 80enne con scompenso cardiaco, BPCO, diabete e fragilità funzionale non è un evento banale, ma può determinare una cascata di instabilità e richiedere un’intensità di cura più elevata”. Da qui l’affondo sulla programmazione sanitaria: “È pura follia continuare a pensare a una Medicina interna a bassa complessità e senza posti letto di terapia semintensiva. Ripensare il ruolo degli internisti permetterebbe di far funzionare meglio pronto soccorso e reparti specialistici, a partire da quelli chirurgici”.

La “super influenza”: prevale la variante K

termometro-febbreA preoccupare maggiormente in questa stagione è la variante K del virus influenzale A(H3N2), indicata come prevalente dal sistema di sorveglianza dell’Iss. Una variante ribattezzata “super influenza” per la sua elevata contagiosità.

Secondo l’Istituto superiore di sanità, “le analisi di sequenziamento sul gene HA dei virus A(H3N2) mostrano che la subclade K è nettamente prevalente”. Nonostante la rapida diffusione, non si osserva un aumento della gravità clinica rispetto alle precedenti varianti.

Una valutazione che Corrao conferma, pur con una precisazione: “Quando un ceppo è molto contagioso, il problema è l’effetto moltiplicativo: più contagi significano più pazienti fragili esposti». Nei soggetti vulnerabili, spiega, “osserviamo più frequentemente polmoniti, riacutizzazioni di BPCO e insufficienza respiratoria, scompenso cardiaco, aritmie, insufficienza renale acuta, delirium e cadute nell’anziano, oltre a destabilizzazioni metaboliche nel diabete. Forse non aumenta la gravità media, ma aumenta il numero di casi con esito sfavorevole perché colpisce chi ha meno riserva”.

I sintomi restano quelli tipici dell’influenza stagionale ovvero febbre alta, tosse, mal di gola e dolori muscolari. Il rischio maggiore riguarda però le complicanze, soprattutto per anziani, bambini piccoli e persone con patologie croniche.

Medicina territoriale debole, ospedali sovraccarichi

Secondo Corrao, uno dei fattori decisivi resta la fragilità della medicina territoriale, soprattutto nella fase precoce della malattia. “Se il territorio intercetta tardi i casi, i pazienti fragili arrivano in pronto soccorso già scompensati e si riducono le possibilità di una gestione appropriata a domicilio o in setting intermedi”.
Il problema, chiarisce, “non è solo la mancanza di visite, ma l’assenza di filtri clinici efficaci, percorsi rapidi e continuità assistenziale. In inverno, un territorio forte è la prima barriera contro il sovraffollamento del pronto soccorso”.

La copertura vaccinale resta una leva centrale per ridurre ricoveri e complicanze, ma in Sicilia l’adesione è ancora inferiore rispetto ad altre regioni. “Gli ostacoli sono soprattutto culturali e organizzativi“, osserva Corrao, citando la percezione dell’influenza come malattia minore, la disinformazione sugli eventi avversi e le difficoltà logistiche, soprattutto per anziani soli e fragili.

Le soluzioni, però, devono essere concrete: “Serve una vaccinazione proattiva dei fragili, con chiamata attiva e contatto diretto, punti vaccinali vicini e orari estesi, anche in ospedale, e un coinvolgimento strutturato di medici di medicina generale e infermieri di comunità”. Il messaggio chiave è chiaro: Il vaccino serve soprattutto a ridurre ricoveri, complicanze e perdita di autonomia negli anziani. Se proteggiamo loro, proteggiamo l’ospedale“.

Verso il picco: effetti soprattutto sui reparti internistici

Secondo gli esperti, la fase più intensa non è ancora arrivata. “I dati ci mostrano che ci stiamo avvicinando al picco dei casi, che verosimilmente verrà toccato nelle prossime settimane, in cui ci aspetta una circolazione sostenuta dei virus respiratori, come atteso per il periodo”, spiega Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss.

“Purtroppo, come segnalato da alcune Regioni, anche quest’anno all’aumento del numero di casi corrisponde un aumento nel numero di accessi al pronto soccorso e delle ospedalizzazioni, soprattutto per le persone più anziane”, aggiunge Palamara.

Una previsione che Corrao traduce in termini ospedalieri: “Ci aspettiamo un picco o un plateau alto, con effetti soprattutto sui reparti internistici. Il massimo impatto spesso arriva con qualche settimana di ritardo rispetto ai casi comunitari“. Il rischio maggiore, conclude, “non è solo l’influenza in sé, ma l’effetto domino sulle comorbidità: è lì che si giocano gli esiti peggiori”.

L’impennata dei casi influenzali e delle infezioni respiratorie, amplificata dalla diffusione della variante K, non rappresenta soltanto un evento stagionale prevedibile, ma un banco di prova per la tenuta del sistema sanitario, in particolare in Sicilia. L’elevata incidenza, unita all’aumento degli accessi in pronto soccorso, mette in evidenza fragilità strutturali che si ripresentano puntualmente ogni inverno. Dalla carenza di personale alla difficoltà della medicina territoriale di intercettare i pazienti prima dell’emergenza le problematiche, purtroppo, rimangono sempre le stesse. Rafforzare la prevenzione, a partire dalla vaccinazione antinfluenzale e da una gestione più efficace del territorio, resta la chiave per evitare che la “super influenza” finisca per diffondersi a macchia di leopardo sulla nostra Isola.

di Riccardo Vaccaro
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