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Il “dopo feste” pesa sulla salute mentale: a gennaio riaffiorano solitudine, fragilità e depressione

Finite le festività, con il rientro alla routine quotidiana, per molte persone emergono sintomi di disagio psicologico che vanno oltre la semplice malinconia. Ansia, insonnia, apatia, perdita di motivazione e tristezza sono manifestazioni frequenti in una fase di riadattamento che la letteratura clinica descrive come periodo a rischio per il benessere mentale, soprattutto nei mesi invernali. Il rientro post-festivo si inserisce in una fase dell’anno caratterizzata da una maggiore incidenza di sintomi depressivi e ansiosi, legata a fattori stagionali quali riduzione dell’esposizione alla luce naturale, calo dell’attività sociale e aumento dello stress legato al lavoro e alle difficoltà economiche.

I dati europei confermano che la solitudine è oggi una questione rilevante di sanità pubblica. Secondo la EU Loneliness Survey condotta dal Joint Research Centre della Commissione europea, circa il 13% dei cittadini dell’Unione europea dichiara di sentirsi solo “spesso o sempre”, mentre una quota più ampia riferisce esperienze ricorrenti di solitudine. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) evidenzia che una persona su sei nel mondo vive condizioni di solitudine significativa, una condizione associata a un aumento del rischio di mortalità e di esiti negativi per la salute fisica e mentale. Secondo il rapporto della Commissione Sociale dell’OMS, le conseguenze della solitudine contribuiscono globalmente a circa 871.000 decessi ogni anno, con impatti anche su malattie cardiovascolari, depressione, disturbi d’ansia e diabete.

Stagionalità e depressione

La comunità scientifica riconosce il Disturbo Affettivo Stagionale (Seasonal Affective Disorder – SAD) come una forma di depressione legata ai mesi autunnali e invernali, caratterizzata da umore depresso, stanchezza, disturbi del sonno e riduzione dell’interesse per le attività quotidiane. Studi epidemiologici europei stimano che il SAD in forma clinica interessi circa l’1–3% della popolazione, mentre una quota molto più ampia sperimenta forme subcliniche di depressione stagionale, con sintomi meno intensi ma clinicamente rilevanti.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità i mesi invernali rappresentano un periodo critico per la salute mentale, con un aumento della sintomatologia depressiva e dei disturbi del sonno, soprattutto nelle persone che vivono condizioni di isolamento sociale o fragilità economica. Il periodo immediatamente successivo alle festività concentra diversi fattori di rischio quali la fine della socialità intensa tipica delle feste, il ritorno alle responsabilità quotidiane e la riduzione delle occasioni di supporto relazionale.

Sicilia, anziani soli e fragilità sanitarie

In Sicilia il quadro appare particolarmente delicato, soprattutto nella popolazione anziana. I dati Censis–Assindatcolf indicano che quasi il 60% delle persone che vivono sole nell’Isola ha più di 60 anni, una delle percentuali più elevate a livello nazionale. La solitudine in età avanzata non è solo una questione sociale. La letteratura scientifica evidenzia una correlazione tra isolamento sociale, aumento del rischio di depressione, decadimento cognitivo e maggior ricorso alle strutture sanitarie.

Secondo la sorveglianza Passi d’Argento dell’Istituto Superiore di Sanità, circa il 14% degli over 65 italiani vive in condizioni di isolamento sociale, definito come assenza di relazioni sociali significative e contatti regolari. Un dato che assume particolare rilievo in una regione caratterizzata da invecchiamento della popolazione, spopolamento dei piccoli centri e progressiva fragilità delle reti familiari.

Giovani e disagio psicologico

La solitudine non riguarda solo gli anziani. Indagini europee mostrano come i giovani adulti rappresentino una delle fasce più esposte al senso di isolamento. Studi e sondaggi internazionali indicano che oltre la metà dei giovani tra i 18 e i 35 anni riferisce sentimenti di solitudine almeno moderata, una condizione spesso associata a precarietà lavorativa, instabilità abitativa e difficoltà relazionali. In un nostro recente articolo avevamo trattato il fenomeno, piuttosto complesso e ancora oggetto di studi, dell’hikikomori (CLICCA QUI), condizione che spinge ragazzi e ragazze a isolarsi progressivamente dal mondo esterno, rinunciando alle relazioni sociali, alle attività extrascolastiche e, nei casi più gravi, anche alla scuola.

Dal punto di vista sanitario, la combinazione di solitudine, stress e incertezza può contribuire all’insorgenza di sintomi ansiosi e depressivi. I dati ISTAT sul Benessere equo e sostenibile (BES) mostrano come la Sicilia presenti criticità in diversi indicatori legati alle relazioni sociali e al benessere soggettivo, segnalando una vulnerabilità strutturale sul piano del benessere psicologico, pur in assenza di dati clinici regionali comparabili sulle diagnosi psichiatriche.

Un impatto sui servizi sanitari

solitudineDa una prospettiva sanitaria, la solitudine non è un sintomo da trascurare. Studi internazionali indicano che sia l’isolamento sociale sia la solitudine percepita sono associati a maggior uso dei servizi sanitari, aumento dei ricoveri e peggioramento delle condizioni di salute generali. L’OMS e altre istituzioni sanitarie sottolineano la necessità di considerare la solitudine come un fattore di rischio paragonabile, per alcuni esiti di salute, a fattori tradizionali come sedentarietà e obesità.

Il periodo successivo alle festività rende più visibili fragilità già presenti. In Sicilia, l’invecchiamento demografico, l’isolamento degli anziani e l’elevata percezione di solitudine nei giovani rappresentano una sfida per la prevenzione e per i servizi di salute mentale territoriali. Rafforzare l’attività dei medici di medicina generale, potenziare i servizi psicosociali di prossimità e promuovere interventi di prevenzione precoce sono passaggi essenziali per ridurre l’impatto della solitudine sulla salute pubblica.

Il periodo successivo alle festività rappresenta un momento critico in cui fragilità già presenti diventano più evidenti. Alla riduzione della socialità e alla fine della sospensione delle routine si sommano fattori stagionali noti alla letteratura clinica, come la diminuzione della luce naturale e l’aumento dei disturbi dell’umore nei mesi invernali. In questo contesto, quello che viene comunemente percepito come tristezza da rientro” può trasformarsi, soprattutto nei soggetti più vulnerabili, in un disagio psicologico persistente. Per la sanità pubblica, intercettare questi segnali precoci diventa quindi fondamentale. Gennaio non è solo il mese dei buoni propositi, ma anche quello in cui la salute mentale chiede maggiore attenzione.

di Riccardo Vaccaro
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