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Samot, la forza della “gratitudine” nelle cure palliative: continua l’impegno dei volontari AVAMOT nella cura dei pazienti CLICCA PER IL VIDEO

Non solo assistenza clinica, ma attenzione piena alla persona nella sua complessità emotiva, relazionale ed esistenziale. È da questo presupposto che nasce un progetto sviluppato all’interno delle cure palliative domiciliari, con l’obiettivo di accompagnare i pazienti anche nel loro vissuto più profondo, oltre la malattia.

L’iniziativa è stata promossa da AVAMOT, in collaborazione con SAMOT, e ha coinvolto un gruppo ristretto di pazienti già in carico ai servizi. Al centro del percorso, un laboratorio dedicato al tema della gratitudine, intesa non come semplice emozione positiva, ma come un vero e proprio processo capace di aiutare le persone a rileggere la propria storia, riconoscere i legami significativi e mantenere un senso di identità e dignità anche nelle fasi più avanzate della malattia.

“Questo progetto è stato realizzato dall’associazione Avamot, che collabora con Samot dal 2000 portando conforto, ascolto e aiuto pratico ai pazienti e ai loro familiari”, spiega la dottoressa Elena Martinez Rodriguez. “Abbiamo pensato a un mini laboratorio per la creazione di un prodotto artistico, mettendo il paziente al centro come protagonista della propria vita“.

Il progetto si è articolato in due incontri. Nel primo, i partecipanti sono stati accompagnati in una riflessione guidata sulla propria esperienza di vita, soffermandosi su ciò che hanno ricevuto e costruito nel tempo. Un momento di introspezione che ha permesso di far emergere ricordi, relazioni e significati spesso messi in secondo piano dalla dimensione della malattia.

Nel secondo incontro, questo materiale emotivo è stato tradotto in una forma espressiva semplice ma incisiva come la realizzazione di cartoline contenenti messaggi di gratitudine e incoraggiamento, rivolti ai professionisti della cura. Un gesto simbolico, ma allo stesso tempo concreto, capace di ribaltare il tradizionale rapporto tra paziente e operatore.

“Le ricerche scientifiche dimostrano che la gratitudine è una fonte di grande benessere psicologico, associata anche a una minore depressione e a un maggiore senso di dignità“, sottolinea la dottoressa Martinez. “Per questo abbiamo voluto tradurre questi valori in qualcosa di concreto“.

In alcuni casi, l’esperienza ha favorito una maggiore apertura alla relazione di aiuto, portando i pazienti a richiedere la prosecuzione del supporto volontario. Un segnale importante, che evidenzia come interventi di questo tipo possano rafforzare la fiducia e il dialogo all’interno del percorso di cura.

Particolarmente significativo è stato l’effetto sulla relazione tra pazienti e operatori. Molti partecipanti hanno scelto spontaneamente di donare le cartoline realizzate, generando un forte impatto emotivo sugli operatori sanitari e sui volontari. Un gesto che ha contribuito a rafforzare il senso di reciprocità, trasformando la cura in uno spazio di scambio umano, oltre che professionale.

Non solo i pazienti, dunque, ma anche volontari e professionisti hanno tratto beneficio dall’esperienza, ritrovando motivazione, senso e una connessione più profonda con il valore del proprio ruolo. Un risultato che conferma come, anche nei contesti più delicati, sia possibile costruire percorsi capaci di restituire centralità alla persona e alle sue relazioni.

A raccontare il valore umano dell’esperienza è anche la volontaria Donata Costamante: “È uno dei volontariati più belli perché ti arriva al cuore. Entri in case dove c’è sofferenza, ma vieni accolta con calore. A volte basta un sorriso, e quella relazione ti cambia la giornata e anche la vita”.

Un progetto che dimostra, in definitiva, come la gratitudine possa diventare uno strumento concreto di cura, capace di generare valore per tutti i soggetti coinvolti e di umanizzare ulteriormente l’assistenza nelle fasi più complesse della vita.

di Riccardo Vaccaro
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