In Sicilia si registra un fenomeno che rischia di tradursi in una vera e propria emergenza sociale e sanitaria con numerose famiglie segnalano difficoltà crescenti nel reperire un pediatra per i propri figli.
Secondo le elaborazioni della Fondazione GIMBE, in Italia mancano almeno 500 pediatri di libera scelta rispetto al fabbisogno teorico. Al primo gennaio 2024 il rapporto medio nazionale è di circa 900 assistiti per medico, un valore vicino ai limiti massimi previsti dall’Accordo collettivo nazionale. La stessa Fondazione stima che entro il 2028 oltre 2.500 pediatri andranno in pensione, con un impatto significativo sulla tenuta dell’assistenza territoriale se non compensato da un adeguato ricambio generazionale.
Il problema è quindi strutturale. L’invecchiamento della categoria, la programmazione delle borse di specializzazione negli anni passati e la distribuzione non omogenea dei professionisti stanno producendo squilibri territoriali. In alcune aree del Paese le carenze sono già formalmente riconosciute, in altre emergono soprattutto a livello locale.
Il quadro siciliano tra dati medi e criticità territoriali

Se si guarda ai dati regionali nel loro complesso, la Sicilia non risulta formalmente tra le Regioni con una carenza numerica certificata di pediatri secondo le ultime analisi della Fondazione GIMBE aggiornate al 2024. Questo significa che, nel rapporto medio tra numero di bambini e pediatri convenzionati, l’Isola rientra ancora nei parametri previsti. Il dato medio, però, non racconta sempre quello che accade nei singoli territori. La presenza di un numero sufficiente di pediatri a livello regionale non esclude difficoltà nei distretti sanitari dove i medici hanno già raggiunto il numero massimo di assistiti consentito.
Secondo l’Accordo collettivo nazionale ogni pediatra può seguire un determinato numero di bambini. Quando questa soglia viene superata o avvicinata, non è possibile iscrivere nuovi assistiti, anche se nel complesso la Regione non risulta ufficialmente carente. Su questo equilibrio incide anche la programmazione regionale. Con il decreto assessoriale n. 887 del 13 agosto 2025 è stata introdotta una disciplina transitoria che modifica il rapporto ottimale tra pediatra e assistiti. Un cambiamento che può avere effetti diretti sulla possibilità di dichiarare nuove zone carenti e quindi di attivare ulteriori incarichi.
Il caso Catania e le difficoltà delle famiglie
A rendere evidente la questione sono soprattutto le segnalazioni provenienti da alcune province, in particolare quella di Catania, dove diversi pediatri avrebbero già raggiunto il numero massimo di assistiti. In questi casi le famiglie possono trovarsi nella condizione di dover cercare disponibilità in altri comuni o attendere che si liberi un posto.
L’assistenza pediatrica per i bambini fino ai sei anni rientra nei Livelli essenziali di assistenza definiti dal Ministero della Salute. Si tratta di prestazioni che il Servizio sanitario nazionale deve garantire in modo uniforme. Quando l’assegnazione del medico risulta complessa, le ricadute possono tradursi in maggiore ricorso alla sanità privata o in un aumento degli accessi impropri ai pronto soccorso.
Il tutto avviene in un contesto demografico in costante cambiamento. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat, la natalità in Sicilia è in calo da anni, in linea con l’andamento nazionale. La diminuzione delle nascite, però, non elimina automaticamente le criticità organizzative, che dipendono soprattutto dalla distribuzione dei professionisti e dalla programmazione sanitaria.
L’interrogazione all’Ars
In questo scenario si inserisce l’intervento del deputato regionale del gruppo Mpa-Grande Sicilia, Santo Primavera, che ha presentato un’interrogazione (CLICCA QUI) urgente al Presidente della Regione Renato Schifani e all’Assessore alla Salute Daniela Faraoni.
“In Sicilia oltre 50 mila bambini sono oggi privi del pediatra di libera scelta. È un dato che non può lasciarci indifferenti”, afferma il parlamentare. Nell’atto ispettivo si parla di pensionamenti non sostituiti e di distretti nei quali un solo medico sarebbe chiamato a seguire un numero di piccoli pazienti superiore ai limiti ordinari.
Primavera chiede una revisione della programmazione del fabbisogno regionale sulla base dei dati demografici aggiornati e un piano straordinario di reclutamento e incentivazione, con particolare attenzione alle aree interne e disagiate. “L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale e questo diritto deve essere garantito in maniera uniforme su tutto il territorio regionale“, sostiene.
Un nodo strutturale per la sanità territoriale
Al di là del confronto politico, il tema dei pediatri di libera scelta rimanda a una questione più ampia che riguarda l’organizzazione della medicina territoriale. Il ricambio generazionale, la definizione delle zone carenti e la capacità di programmare con anticipo il fabbisogno rappresentano variabili decisive per evitare che le criticità locali si trasformino in emergenze diffuse.
I numeri nazionali mostrano una tendenza che richiede interventi strutturali. Le segnalazioni provenienti da alcune aree della Sicilia indicano che il problema dell’accesso potrebbe non essere soltanto teorico. La risposta, ora, passa dalla verifica puntuale dei dati territoriali e dalle scelte di programmazione che la Regione deciderà di adottare nei prossimi mesi.

