Il trasferimento del medico anestesista Mario Salvatore Macrì dall’Asp di Messina a Milazzo non sarebbe stato un atto punitivo legato alle denunce politiche emerse nelle scorse settimane, ma la conseguenza di un procedimento amministrativo e disciplinare avviato già a novembre 2025, su richiesta del collegio sindacale dell’azienda sanitaria. A chiarirlo è il deputato regionale di Fratelli d’Italia Pino Galluzzo, componente della Commissione Sanità dell’Assemblea regionale siciliana, al termine di una seduta nella quale l’Asp ha prodotto l’intero carteggio sulla vicenda.
Secondo quanto emerso in Commissione, Macrì non sarebbe stato un sindacalista riconosciuto, avrebbe fruito per anni di permessi sindacali senza titolo e avrebbe prodotto documentazione non veritiera, comprese firme contestate. Alla luce di questi elementi, Galluzzo e lo stesso Ismaele La Vardera, hanno chiesto che tutta la documentazione venga trasmessa alla Procura.
Un procedimento precedente allo scontro politico
Secondo quanto riferito dal deputato, il trasferimento rientrerebbe in un iter amministrativo e disciplinare avviato mesi prima, quando non erano ancora esplose le polemiche politiche. “Il provvedimento non è stato deciso in quei giorni – sottolinea Galluzzo – ma era un procedimento iniziato esattamente due mesi prima, quando non si discuteva di determinati argomenti e non c’era alcuna azione parlamentare di La Vardera su questo caso”. Per Galluzzo, dunque, la coincidenza temporale sarebbe solo apparente. “La coincidenza è stata creata“, afferma, ricostruendo i passaggi che hanno portato il caso all’attenzione pubblica.
Il ruolo del collegio sindacale e il nodo della rappresentanza
Un punto centrale riguarda la qualifica sindacale di Macrì. “Questo medico non è assolutamente un sindacalista – afferma Galluzzo – e dai documenti si vede tutta la procedura. Non è stata l’Asp a muoversi di propria iniziativa, ma è stato il collegio sindacale a chiedere all’azienda di disconoscere Macrì come rappresentante sindacale”.
Dalla documentazione illustrata emergerebbero profili ancora più gravi. “Questo medico ha preso permessi sindacali non andando a lavorare per anni, pur non essendo un sindacalista”, sostiene Galluzzo, aggiungendo che “dai documenti risulta anche che avrebbe falsificato le firme”.
Su questo punto, precisa, “c’è un procedimento disciplinare aperto proprio poiché manipolava le firme nei documenti. È tutto scritto, è tutto nero su bianco negli atti prodotti dall’Asp”.
La lettera a La Vardera e il “granchio” politico

Pino Galluzzo
Galluzzo ricostruisce anche il passaggio che ha portato Ismaele La Vardera a intervenire in aula, sostenendo che Macrì avrebbe scritto a quest’ultimo quattro giorni prima dell’intervento in Aula, aggiungendo che la lettera sarebbe stata poi disconosciuta dallo stesso medico. Secondo il deputato di Fratelli d’Italia, “La Vardera in aula ha dichiarato che questo medico era stato trasferito perché aveva denunciato quei fatti. Ma dalla documentazione dell’Asp è emerso che non è vero. Il trasferimento sarebbe avvenuto comunque”. Da qui la conclusione: “È evidente che sia La Vardera sia il sottoscritto siamo stati tratti in inganno da una rappresentazione non veritiera”.
Un quadro diverso: inviate le carte in Procura
Alla luce di quanto emerso, Galluzzo annuncia un’iniziativa formale. “Abbiamo chiesto che, alla luce di questi documenti, se sono veritieri – così come l’azienda ha firmato e prodotto – vengano trasmessi tutti gli atti alla Procura, oltre ai procedimenti disciplinari già avviati”.
In Commissione erano presenti il direttore generale dell’Asp di Messina Giuseppe Cucci, il direttore amministrativo Niutta e il direttore sanitario Trimarchi. “C’era anche l’assessore alla Salute Daniela Faraoni – aggiunge Galluzzo – al quale ho chiesto di valutare anche lui il ricorso alla Procura sul comportamento di questo medico”.
Per il deputato, quanto emerso cambia radicalmente la lettura del caso. “Oggi è emerso che il trasferimento non è stato deciso quel giorno, ma era l’esito di un procedimento iniziato a novembre. Parliamo di un medico che, da questi documenti, risulta aver detto il falso su tutti i fronti”.
Una vicenda che, conclude Galluzzo, “ha portato a difendere pubblicamente una persona che, carte alla mano, avrebbe preso permessi senza titolo e prodotto documentazione non veritiera. Un granchio enorme, che ora va chiarito nelle sedi opportune”.