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Sanità, la dottoressa Gambino ci spiega cos’è l’autismo e come intervenire | Video servizio di Veronica Gioè

 

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Autismo o meglio ancora spettro autistico è una condizione sempre più presente nelle case di tante famiglie e nelle scuole. Se ne sente tanto parlare, ma cosa sia realmente forse a saperlo sono solo in pochi.

Sapere di cosa si tratta potrebbe aiutarci a comprendere meglio quel mondo che il più delle volte è chiuso, difficile da penetrare, ci aiuterebbe ad approcciarci nel modo giusto e a includere e non escludere coloro che quotidianamente vivono la vita approcciandola con modalità diverse dal nostro modo di vivere la realtà.

A questo proposito sanitainsicilia.it sta dedicando uno spazio all’autismo trattandolo sotto diversi aspetti, da quello sociale, a quello regionale e scientifico.

In un primo articolo abbiamo avuto modo di confrontarci con Rosi Pennino presidente di ParlAutismo onlus, ma soprattutto mamma di una ragazza autistica, che ci ha aiutato a capire meglio come una famiglia affronta questa situazione e quali sono gli strumenti attraverso cui è possibile agire.

In questo articolo parliamo dell’autismo toccando l’aspetto medico – scientifico con la dottoressa Giovanna Gambino – Rete dei servizi ed assistenza per l’autismo in Sicilia che ci spiega che “Dalle ultime linee guida in fase di aggiornamento per la Regione Siciliana abbiamo estrapolato una serie di dati relativi all’incidenza di questa patologia, non abbiamo ancora cifre precise perché è ancora in corso questo censimento nei vari territori della Regione, però possiamo dire che sono circa 5.600 le persone con disturbi di spettro un po’ per tutte le varie fasce di età”.

Purtroppo  – spiega la dottoressa Gambino – non abbiamo un osservatorio regionale epidemiologico che ci consente di potere fare un censimento preciso e per altro abbiamo anche una limitazione dovuta al fatto che in età adulta, dunque, dopo i 18 anni le diagnosi di autismo si perdono, quindi, la percentuale di bambini piccoli che andiamo a diagnosticare, all’età di 18 anni perdono la diagnosi nella maggior parte dei casi, per tale ragione un po’ tutte le aziende sanitarie della regione si sono date da fare organizzando dei team adeguati per non fare perdere nel tempo queste diagnosi, si tratta di una problematica estesa a livello nazionale, infatti, il Ministero della salute sta prendendo in considerazione l’adeguamento e aggiornamento dell’inquadramento anche in età adulta“.

Come dicevamo all’inizio parliamo di spettro dell’autismo “Parliamo di disturbi dello spettro perché sono tante le forme perché ognuno di loro ha delle traiettorie individuali che risentono di fattori ambientali, delle attività riabilitative, sia di aspetti che possono riguardare l’ambito genetico e quindi possiamo dire che esistono diversissime forme di autismo” prosegue la Gambino.

Esistono delle forme che non vengono diagnosticate e sono quelle ad alto funzionamento che sono quelle che tendono a ricalcare lo stereotipo che noi abbiamo attribuito allo spettro autistico come ad esempio l’isolamento, la chiusura relazionale, o la scarsa iniziativa socio comunicativa” conclude la dottoressa Giovanna Gambino.

Prendendo spunto da uno degli argomenti trattati dalla dottoressa Gambino – spiega Giuseppe Auteri, ragazzo di 21 anni, autistico ad alto funzionamento – uno dei problemi più diffusi è quello della solitudine causata dal fatto una mente ‘potentissima’ che sa di argomenti complicatissimi  non sa come parlare con i ragazzi della sua età perché magari parlano di tutt’altro. Anche io per un periodo ho vissuto questo momento di solitudine e questo può renderti facilmente preda dei bulli, infatti anche io fino alle medie sono stato bullizzato“.

 

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