Sanità in Sicilia

Muore in attesa di una visita medica, l’Assessorato alla Salute dispone l’ispezione

Ricorda sempre il 5 novembre. Questa frase è tratta da un film e ricorda la congiura delle polveri, un tentativo fallito di spodestamento del potere in Inghilterra nel 1605. Per me il 5 novembre rappresenta una data simbolica. Oggi è il giorno in cui a mio padre, l’avvocato Carmelo Scarso, gravemente malato, era stato fissato un appuntamento per una visita medica presso il reparto di Pneumologia del Policlinico di Catania, unico reparto in Sicilia autorizzato a somministrare un farmaco in grado di ottenere risultati contro la patologia di cui soffriva. Mio padre, dopo tenace lotta, ci ha lasciati ai primi di settembre“. Lo scrive Alessia Scarso su Facebook, raccontando l’odissea di suo padre, originario di Modica, in provincia di Ragusa. Oggi l’assessore alla Salute, Ruggero Razza, ha disposto una commissione ispettiva “per fare luce sul caso denunciato dalla figlia di un paziente originario di Modica deceduto alcune settimane fa. Le ispezioni riguarderanno tutte le Aziende coinvolte nella vicenda“.

E sempre Alessia Scarso riferisce che la presidente della commissione Salute all’Ars Margherita La Rocca Ruvolo, “dalla quale ho ricevuto cordiale e sentita telefonata stamattina”, l’ha convocata in audizione all’Ars: “Sono lieta che le mie parole non siano state vane, lo sarò ancora di più se questa attenzione verso questo genere di problematiche non cadrà nel vuoto nel breve. Ho ricevuto decine e decine di messaggi da ieri, da parte di chi si trova o si e’ trovato nelle stesse condizioni, non solo di salute ma specie di difficoltà logistica. Nel momento dell’emergenza si deve ragionare in termini di problema/soluzione. Dopo, a mente lucida, ci si ricorda che esiste un diritto alla salute, che si era perso nel filo dei telefoni guasti e delle email senza risposta“.

Scrive Alessia: “Esiste una rete tra medici che consente in casi gravi di interloquire con determinati reparti, anche solo a livello informativo, e nemmeno attraverso quella rete si e’ potuti entrare in contatto con la Pneumologia del Policlinico, che ormai era tempo di ferie e tutti avevano diritto al riposo. Era giugno quando abbiamo chiesto l’appuntamento. Agosto quando abbiamo insistito. Mio padre, dopo tenace lotta, ci ha lasciati ai primi di settembre. Se il Policlinico fosse stato l’unico interlocutore al quale avessimo chiesto aiuto e supporto, la nostra pace sarebbe compromessa. Fortunatamente ci siamo trovati nelle condizioni di poter chiamare il Policlinico Gemelli a Roma e ottenere velocemente una visita a pagamento con un luminare della Pneumologia, che ci ha delicatamente esortati a comprendere che la situazione era cosi’ grave che quel famoso farmaco non avrebbe inciso in maniera significativa“.

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© Riproduzione Riservata
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