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Manager della sanità siciliana: tra poco tutti al lavoro! di Salvatore Corrao

medicina interna

Bisogna fare un plauso all’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza che mantiene le promesse. La lista dei futuri direttori generali delle aziende sanitarie siciliane è stata pubblicata entro il 31 ottobre. Certamente questo è un bel segnale che ridona speranza ad una sanità ferma, quasi pietrificata, da diverso tempo.

Qualcuno potrebbe dire che si è proceduto alle stabilizzazioni ma ricordiamo che si è trattato solo di una boccata di ossigeno ad un sistema asfittico da tempo. Spesso ci si è focalizzato solo sulle sulle aree di emergenza, concentrandovi le principali risorse, dimenticandosi troppo spesso del resto dell’ospedale che paradossalmente è il principale sfogo delle stesse aree di pronto soccorso.

Rimaniamo in attesa che questa vicenda dei manager, che si trascina da troppo tempo, si concluda presto e che quindi l’Assessore mantenga fino in fondo le promesse facendo ripartire il sistema per affrontare le piccole e le grandi sfide di questa sanità.

La sostenibilità innanzi tutto, che spero non si realizzi attraverso politiche di tagli orizzontali. Leadership, governance e strategia sono e saranno fondamentali per rendere il sistema sostenibile. I manager si troveranno difronte alla necessità di efficentare le aziende sanitarie e di ripensare l’organizzazione per uscire dalle vecchie logiche di silos che non comunicano fra di loro.

La cronicità è la vera sfida: pazienti che diventano sempre più anziani e con sempre più comorbidità. Un vecchio editoriale del British Medical Journal del 2002 avvertiva della immanente epidemia di anziani pluripatologici e bisognerà ripensare l’organizzazione e i ruoli del territorio e dell’ospedale per affrontare questa vera emergenza.

Espandere all’infinito le capacità operative dei Pronto Soccorso non fa altro che fomentare domanda migliorando l’offerta, continuare a pensare PDTA per ogni singola condizione patologica è sganciato dalla realtà fatta da pazienti con due-tre-quattro patologie importanti contemporaneamente presenti.

Forse la vera sfida è rivedere il ruolo dell’ospedale e della medicina interna per affrontare l’epidemia di pazienti sempre più complessi, mettendo al centro il paziente tramite una visione olistica che trascende le singole patologie.

Ma ci sono altre sfide altrettanto importanti la prevenzione delle malattie cardiovascolari e metaboliche e  dei tumori, con campagne di screening che devono diventare sempre più efficaci ed efficienti. Bisognerà capire come promuovere l’adozione di stili di vita che riducano le malattie croniche e i tumori. Bisognerà cominciare a parlare di attività fisica adattata per combattere la fragilità dell’anziano. Tra le sfide, sono veramente tante, c’è l’implementazione del PNCAR, il piano nazionale per i controllo dell’antibiotico resistenza dove agronomi, veterinari, medici (medici di medicina generale, internisti ed infettivologi in primis) devono integrare azioni volte al minor utilizzo di farmaci antimicrobici (antibiotici) negli animali e a promuovere l’appropriatezza del loro utilizzo nella pratica clinica ed ospedaliera di tutti i giorni.

I nuovi manager dovranno destreggiarsi tra la necessità di rispondere alle giuste esigenze economiche e i prioritari bisogni di salute, superando le regole fasulle di personale tarato sulla base dei posti letto e non dell’effettivo bisogno dei modelli organizzativi per la migliore risposta al bisogno assistenziale, rispettando i professionisti che sono il perno del sistema e mettendo veramente al centro i bisogni assistenziali dei pazienti. I nuovi manager dovranno impegnarsi nell’implementazione delle nuove tecnologie e della cartella clinica elettronica che permetterà finalmente di superare le logiche perverse dei controlli PACA, medici che controllano la completezza della cartella clinica cartacea fatta da pile di fogli ed in cui anche la calligrafia è motivo di sanzione.

Ci auguriamo come cittadini e professionisti che non manchi la guida del centro di comando regionale, una guida che deve promuovere miglioramento e indichi la strada verso percorsi virtuosi. Il futuro della Sicilia è il futuro dell’Italia e siamo convinti che una virtuosa interazione tra politica, manager e professionisti possa portare la sanità siciliana a guadagnare il ruolo di protagonista anche solo per gratificare il sacrificio quotidiano di molti che credono ancora nella sanità pubblica (inclusa la convenzionata naturalmente).