Sanità in Sicilia

L’utilizzo dei cellulari può aumentare l’incidenza di tumori cerebrali?

Una delle paure più grandi del nostro secolo è quella di ammalarsi a causa della tecnologia. Un articolo del dottore Giuseppe Natoli pubblicato di recente mostra come già nel 2011, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) abbia classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza emessi dai telefoni cellulari come possibili cancerogeni per l’uomo inserendoli all’interno del gruppo 2B.

Già dagli anni 80, quando i primi telefoni cellulari sono apparsi sul mercato, i ricercatori di tutto il mondo hanno iniziato ad ipotizzare possibili relazioni causa/effetto tra le nuove tecnologie e lo sviluppo di patologie nell’uomo.

I cellulari di ultima generazione vengono utilizzati in modo sempre più intensivo date le funzionalità che semplificano la vita di chi li utilizza.

Rispetto al passato, nonostante le radiofrequenze siano sempre più potenti e permettano la trasmissione dati a velocità elevata, i nuovi dispositivi emettono energie molto più deboli di quelle dei primi modelli.

La quantità di onde di radiofrequenza assorbite da un’unità di tessuto biologico per unità di tempo è nota col nome di “tasso specifico di assorbimento”o SAR (acronimo di specific absorption rate). I SAR differiscono secondo il modello di cellulare acquistato ma è facile trovare questo dato sulla confezione o sul sito del produttore. In Europa il limite massimo autorizzato di SAR è di 2 watt per kg misurati su 10 grammi di tessuto ma alcuni nuovi modelli hanno addirittura livelli di SAR inferiori a 0,5 watt per kg. Quando si utilizza un telefono cellulare il cervello viene esposto ad una quantità di radiofrequenze sicuramente più alta che il resto del corpo.

Ci si chiede allora se, il maggiore utilizzo di cellulari, specie da parte dei bambini, possa esporre nel tempo al rischio di insorgenza di tumori come quelli celebrali.

Un gruppo di ricerca australiano ha pubblicato, sul British Medical Journal, i risultati di uno studio ecologico che ha valutato in modo retrospettivo, dal 1982 al 2013 dati relativi ad una popolazione di 16.825 soggetti (10.083 uomini e 6.742 donne tra i 20 e i 59 anni) affetti da tumore al cervello. Scopo dello studio era quello di analizzare l’andamento dell’incidenza di tumori cerebrali differenti per istologia, classificazione, posizione anatomica, età alla diagnosi e anno di diagnosi. Lo studio metteva a confronto le analisi relative a varie fasce temporali ( 1982-1992, 1993-2002, 2003-2013) con particolare attenzione nei confronti dell’ultimo periodo di tempo considerato quello di maggiore diffusione dell’utilizzo di telefoni cellulari.

Lo studio ha confrontato poi i tassi di incidenza dei tumori cerebrali osservati, con i tassi di incidenza previsti modellati assumendo un’associazione causale con l’uso del telefono cellulare. I dati sull’utilizzo dei cellulari sono stati estrapolati da database degli enti regolatori australiani per le telecomunicazioni.

Secondo lo studio non sono state registrate complessivamente variazioni significative dei tassi di tumore nei tre periodi in studio.

Un aumento del glioblastoma è stato evidenziato nel periodo 1993-2002, ma è stato probabilmente associato ai progressi nell’uso di Risonanza Magnetica durante quel periodo. Non ci sono stati aumenti di nessun tipo di tumore al cervello, compresi glioma e glioblastoma, durante il periodo di utilizzo più frequente del cellulare dal 2003 al 2013. Durante quel periodo, non è stato riscontrato alcun aumento del glioma del lobo temporale, che è la posizione anatomica più esposta durante l’utilizzo del cellulare.

In riferimento alle prove attualmente disponibili non è possibile stabilire se esista realmente un rapporto di esposizione/effetto tra l’utilizzo dei cellulari e l’insorgenza di tumori cerebrali.

Sebbene una metanalisi del 2017 che include 11 studi per un totale di 6028 casi e 11488 controlli abbia evidenziato una correlazione tra l’uso a lungo termine del cellulare ed il rischio di insorgenza del glioma (un particolare tipo di tumore cerebrale), gli autori in conclusione dichiarano che in termini di qualità e quantità i dati riportati sono limitati e non possono portare a conclusioni certe. La validità interna degli studi è poi alterata dalla difficoltà nel trovare controlli in persone che non utilizzino, al giorno d’oggi, i cellulari o non siano esposti alle loro radiofrequenze. Il confronto si basa quindi quasi esclusivamente sulle diverse intensità di uso dei cellulari.

Ad ogni modo, in assenza di evidenze, il buon senso può venirci in aiuto con l’uso consapevole dei dispositivi elettronici per un tempo limitato, attraverso auricolari o vivavoce e non tenerli a diretto contatto con il corpo ( ad esempio nelle tasche dei pantaloni)

 

 

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