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Influenza: scoperta molecola che riconosce il virus. Ma capiamo in cosa consiste di Salvatore Corrao

Una recente notizia battuta da un’agenzia ci permette di approfondire il concetto di fake-news che non necessariamente sono notizie montate ad arte ma derivano da una scorretta interpretazione di dati estremamente complessi come quelli scientifici.

La notizia parla della scoperta di una molecola che riconosce il virus dell’influenza e che agirebbe non solo su questo ma anche su altri agenti patogeni. Precisiamo che lo studio è stato fatto in vitro (cioè in laboratorio) su cellule isolate dalla trachea del topo.

Virus dell’influenza al microscopio elettronico

Quindi lo studio di rilevanza scientifica è molto lontano dalla realtà clinica. Inoltre, lo scopo di questo studio è stato quello di indagare sui meccanismi che si innescano quando il virus dell’influenza entra in contatto con le cellule dell’organismo, in primis con quelle dell’apparato respiratorio.

In particolare i ricercatori di centri svizzeri e statunitensi hanno voluto capire come alcune cellule, dette dendritiche infiammatore, i cui precursori sono altre cellule dette monociti pro-infiammatori, riconoscano il virus dell’influenza.

Questo studio sembra dimostrare che uno specifico recettore, il SIGN-R1 (un RECETTORE presente sulla superficie delle cellule dendritiche), è necessario per attivare una risposta immunologica contro il virus attraverso il riconoscimento di parti del virus che legandosi a questo recettore attiverebbero la produzione di chemochine (particolari citochine che reclutano globuli bianchi nei siti di infiammazione) in grado di attivare i monociti responsabili della risposta dell’organismo all’infezione.

Lo stesso articolo richiama due studi, uno del 2004 e l’altro del 2009, che avevano già dimostrato l’importanza di questo recettore per l’attivazione del sistema di difesa del nostro organismo nei confronti di due germi, lo streptococcus pneumoniae e il mycobacterium tuberculosis.

Per il lettore attento e che vuole approfondire la sua conoscenza sono necessarie pertanto alcune precisazioni. Una ricerca è come una rondine che non fa primavera, necessita di ulteriori conferme da parte di altri ricercatori di altri centri di ricerca.

Ricordiamo che Jacques Benveniste nel 1988 pubblicò su una importante rivista scientifica, “Nature” (la madre di Nature Microbiology), un lavoro che dimostrava l’efficacia dell’omeopatia e che nessuna altra sperimentazione controllata eseguita negli anni successivi ha mai dimostrato la veridicità della prima osservazione.

Una ricerca che nasce in laboratorio non è detto che influenzerà mai una ricerca clinica e terapeutica. Inoltre, la ricerca clinica necessita di milioni, se non di miliardi di dollari, di investimenti e con le restrizioni messe in atto dai sistemi sanitari le aziende farmaceutiche saranno sempre meno interessate ad investire per l’innovazione cioè per nuove molecole dotate di efficacia contro le malattie.

Ma allora perché è importante questa ricerca? Perché è uno sguardo verso l’ignoto, verso la comprensione dei meccanismi che regolano la risposta immunologica del nostro organismo. Perché rilancia ipotesi che dovranno essere confermate da altre ricerche e che forse potranno essere utilizzate da altre ancora per sviluppare nuove ipotesi fino a potenziali soluzioni terapeutiche che necessitano di ulteriori, costose e complesse dimostrazioni prima che diventino realtà nella pratica medica quotidiana … soldi permettendo.

 

 

 

 

Virus dell’influenza al microscopio elettronico

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