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In Italia un milione di persone sono affette da demenza, il triplo fra 30 anni di Giuseppe Natoli

Demenza in realtà è un termine generico per indicare oltre 100 tipi diversi di malattie, in cui funzioni del cervello come il pensiero, la memoria, l’orientamento, il ricordo e il linguaggio sono disturbate e compromesse.

L’Alzheimer è la più conosciuta e con il 50% dei casi la forma di demenza più frequente. Ancora oggi non è noto che cosa porti a queste modificazioni patologiche.

Il maggiore fattore di rischio per ammalarsi di demenza è l’età. Prima dei 60 anni il rischio di demenza è estremamente basso, mentre dai 60 anni in poi raddoppia grosso modo ogni 5 anni. Dai 70 ai 79 anni le persone colpite da una forma di demenza sono circa il 5%, dagli 80 agli 89 anni sono circa il 16% e dai 90 anni in poi la malattia colpisce una persona su tre.

Le linee guida “Risk reduction of cognitive decline and dementia” pubblicate dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il 14 maggio 2019 sostengono l’attività fisica e uno stile di vita sano come strategie importanti per prevenire la demenza e il rischio di decadimento cognitivo nella popolazione generale.

Il documento sottolinea, infatti, come una modifica degli stili di vita (come l’abitudine al fumo, il consumo eccessivo di alcol, una alimentazione non equilibrata) o il controllo di alcune malattie (quali l’ipertensione, diabete, obesità, depressione, ipercolesterolemia) e fattori non strettamente sanitari (come l’isolamento sociale e gli stimoli cognitivi) possano essere implicati nell’insorgenza della demenza e, in generale, del decadimento cognitivo. Dunque, dal punto di vista di una reale ed efficace risposta di sanità pubblica, per una patologia come la demenza (che rimane una condizione senza cura) non solo sono fondamentali la diagnosi precoce, il trattamento e il supporto ma anche le strategie di riduzione del rischio, come appunto il perseguimento di uno stile di vita salutare.

L’Oms stima che nel mondo i casi di demenza sono attualmente circa 50 milioni (ma è previsto che si triplichino nei prossimi 30 anni) mentre nella sola Regione europea questa malattia affligge circa 10 milioni di persone.
L’Italia è uno dei paesi europei più anziani con il 17% della popolazione, per un totale di 9,5 milioni, ha più di 65 anni, secondo i dati stimati dell’Istituto superiore di sanità (Iss) vi sono circa 1 milione di persone affette da demenza e circa 900 mila affette da una condizione a rischio definita come Mild Cognitive Impairment (Mci, deficit cognitivo isolato).
In Sicilia la popolazione over 65 è di 1.039.522 persone, con 62.500 casi di demenza.

Le Linee guida Oms mirano ad essere una base di conoscenze per gli operatori sanitari che devono consigliare i pazienti e la popolazione generale su cosa possono fare per aiutare a prevenire il declino cognitivo e la demenza e possono risultare uno strumento utile ai governi, ai responsabili politici e alle autorità di pianificazione per guidarli nello sviluppo di politiche e nella progettazione di programmi che incoraggino stili di vita sani.

La promozione di stili di vita salutari e un maggior controllo delle patologie che possono produrre un danno al sistema nervoso centrale possono infatti avere un effetto reale in termini di prevenzione in quanto circa il 30% dei casi di demenza e di Mci possono essere evitabili.

In quest’ottica l’auspicio è che nel nuovo Piano nazionale di prevenzione (Pnp) in corso di redazione venga inserito anche il tema della demenza e del decadimento cognitivo.

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