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Il vapore della sigaretta elettronica non è innocuo come sembra di Giuseppe Natoli

La sigaretta elettronica (e-cig) è stata sviluppata nel 2003 in Cina, dal farmacista Hon Lik dopo che suo padre, grande fumatore, morì di cancro ai polmoni. Oggi in Italia l’utilizzatore tipo è un adulto (dai 25 anni in su) che vuole smettere di fumare.

Accanto all’aroma tabacco, che è ovviamente il più richiesto, ce ne sono circa 300. Possibili effetti della nicotina sono stati oggetto di attenzione in uno studio del 2011 (Etter & Bullen, 2011), nel quale è stata analizzata la concentrazione di cotinina (il principale metabolita della nicotina) nella saliva di 30 fumatori di sigaretta elettronica, riscontrandone livelli paragonabili a quello rilevato nella saliva dei fumatori di sigaretta tradizionale.

Ulteriori dubbi per la salute degli utilizzatori e la sicurezza delle e-cig sono riportati nello studio del 2013 (Williams et al. 2013) nel quale si afferma, in riferimento al nano particolato metallico, che la presenza di particelle metalliche e di silicati nell’aerosol emesso da cartomizzatori, dimostra la necessità di migliorare i controlli di qualità nella progettazione e nella produzione della sigaretta elettronica e la necessità di ulteriori studi sulle possibili ricadute sulla salute dei consumatori e degli astanti. Tra i tanti lavori uno di notevole importanza sempre del 2013, analizza i livelli di cotinina sierica sia di utilizzatori di sigaretta elettronica sia di astanti (Flouris et al. 2013).

In un comunicato stampa del 15 dicembre 2015, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) afferma che:

“Il vapore della sigaretta elettronica non è innocuo come sembra: l’assunzione di nicotina e la dipendenza sono analoghe a quelle da fumo ‘normale’, l’effetto ansiogeno è addirittura maggiore, mentre l’astinenza acuta è minore”.

A dimostrarlo un gruppo di ricercatori italiani, guidato dall’In-CNR e l’Università degli Studi di Milano, che ha analizzato gli effetti neurochimici e comportamentali dei vapori di nicotina assunti attraverso la sigaretta elettronica (Ponzoni et al. 2015).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti raccomandato l’utilizzo delle sigaretta elettronica con le stesse restrizioni previste per le sigarette convenzionali all’interno di luoghi pubblici. Il motivo principale è sempre lo stesso: anche se in minima quantità, questi dispositivi rilasciano nicotina, favorisce ipertensione, diabete e nei giovani può interferire con lo sviluppo neurologico. Inoltre, le sostanze aromatizzanti – presenti anche nei prodotti senza nicotina – sono sospettate di esporre a rischi per la salute.

 

Il CDC, l’organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d’America, consiglia di non utilizzare le sigarette elettroniche fino a quando non avranno capito cosa stia succedendo.

Un probabile uso improprio delle sigarette elettroniche è l’uso di sostanze vietate in Italia quali marijuana e hashish. Se, infatti, è facile reperire in rete e-liquid contenenti persino Tetraidrocannabinolo (THC), il caso di spaccio di hashish e marijuana avvenuto in una scuola secondaria superiore di Torino (ANSA, 2016) mette in evidenza i rischi che una tecnologia flessibile come quella delle sigarette elettroniche possa intrinsecamente comportare.

A tal proposito, in Italia è stata vietata la vendita di liquidi online, proprio per garantire maggiori controlli sanitari e ridurre il rischio di diffusione di sostanze non controllate.

Gli investigatori della Food and Drug Administration degli Stati Uniti hanno inoltre trovato olio derivato dalla vitamina E, nei prodotti a base di cannabis in campioni raccolti da pazienti che si sono ammalati.

La vitamina E si trova naturalmente in alcuni alimenti, come olio di colza, olio d’oliva e mandorle. L’olio derivato dalla vitamina, noto come vitamina E acetato, è comunemente disponibile come integratore alimentare e viene utilizzato nei trattamenti della pelle. Le cose cambiano se viene inalato, provocando proprio i sintomi dei pazienti ricoverati in questi giorni: tosse, respiro corto e dolore toracico.

La scoperta di una sostanza chimica comune nei test di laboratorio della FDA e del laboratorio del Wadsworth Center di New York è certamente positivo per le indagini, ma i funzionari americani ci tengono a precisare che sono ancora lontani dalla comprensione completa di ciò che ha fatto ammalare solo negli Stati Uniti circa 450 persone.

È possibile che le lesioni non siano causate da un unico componente, ma dalla vaporizzazione congiunta di diversi ingredienti, soprattutto di prodotti fai-da-te comprati in strada. Le autorità sanitarie statali e federali hanno affermato di concentrarsi sul ruolo dei contaminanti o delle sostanze contraffatte come probabile causa di malattie polmonari legate allo svapo.

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