Sanità in Sicilia

Il ruolo della medicina interna in pandemia: l’intervista al presidente Dario Manfellotto

Dario Manfellotto è il direttore UOC di Medicina Interna e del Dipartimento della Discipline Mediche dell’Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma Presidente della Federazione delle Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI) per il triennio 2020-2022.

– Prof Manfellotto qual è stato e qual è il ruolo della medicina interna in questa pandemia Covid?

Gli internisti ospedalieri sono circa 10000 e sono presenti in quasi tutti gli ospedali italiani. Parliamo di 1052 strutture complesse di Medicina Interna su 1137 ospedali, un totale di 30000 posti letto su 188451 presenti nella rete ospedaliera. Circa un milione di ricoveri l’anno, pari al 16,2% di tutti i ricoveri totali, secondo l’ultimo rapporto annuale sull’attività ospedaliera del 2018 .

Nel corso della pandemia Covid tutti gli ospedali sono stati coinvolti e quasi dovunque i reparti di Medicina hanno affrontato l’emergenza con i loro letti, ma anche con reparti supplementari, riservati ai soli malati Covid, arrivando quasi a raddoppiare la normale dotazione di letti. Secondo le stime, circa il 75% dei malati ricoverati in ospedale sono stati seguiti da medici internisti, che allo stesso tempo si sono fatti carico anche dei loro tradizionali malati, complessi e non infettati dal virus SARS-Cov-2 .

– Perché l’internista è una figura chiave per il coordinamento delle attività di area medica e forse chirurgica?

In molte Regioni, è ormai passato il concetto, anche operativo e organizzativo, che l’area medica Covid debba essere coordinata e gestita da un Internista.
Del resto questi pazienti sono malati complessi e sempre polipatologici. Gli internisti sono gli specialisti che lavorano nei dipartimenti medici coordinando il lavoro interdisciplinare e multi specialistico.
È per questo motivo che non è strategico investire su una disciplina specialistica piuttosto che su un’altra. L’area medica deve avvalersi del lavoro collaborativo di internisti, pneumologi, nefrologi, geriatri, cardiologi, infettivologi, proprio come sta accadendo da un anno nell’assistenza prestata nei reparti Covid.
Anche in area chirurgica, in particolare in Ortopedia, la figura dell’internista consulente è ormai considerata essenziale per la gestione clinicamente orientata del paziente nel periodo pre e post operatorio.

– C’è un ruolo per le terapie semi-intensive di Medicina Interna durante questa pandemia e servono solo per i pazienti Covid?

I reparti di terapia semi-intensiva devono fare parte in modo organico e strutturato delle Unità di Medicina Interna. Del resto, questo tipo di attività è già ampiamente realizzata , perché le aree semi-intensive in area medica non sono una novità dettata dall’emergenza sanitaria, ma in gran parte del nostro Paese sono già un’esperienza consolidata da anni , pur se in assenza di specifiche normative nazionali.

Questi reparti danno la possibilità di gestire pazienti con insufficienza respiratoria e/o cardiaca che devono essere trattati con ventilazione non invasiva e che necessitano di monitoraggio multiparametrico, esattamente come abbiamo realizzato nel periodo COVID.

Proprio per questo, la FADOI , la Federazione dei medici internisti ospedalieri, che attualmente presiedo, ha predisposto insieme alla SIMI, Società italiana di Medicina Interna, un documento che definisce con precisione l’organizzazione di questi reparti di terapia semintensiva, e che deve essere portato all’attenzione del Ministero e delle Regioni .

– Può spiegare in poche battute alle persone che ci seguono chi è l’internista ?

L’internista è lo specialista che si occupa dei malati complessi, polipatologici, affetti da malattie acute e croniche in fase di riacutizzazione, con insufficienza organica e multiorganica. Tipicamente, i pazienti che si ricoverano d’urgenza in ospedale. Si avvale della collaborazione di altre competenze, a seconda della necessità, allo scopo di gestire la complessità clinica, della quale è il vero specialista.

Per fortuna il Recovery plan italiano, nella parte dedicata alla sanità, ha riconosciuto il ruolo strategico della Medicina Interna nel futuro degli ospedali italiani, affermando la necessità che questi reparti vengano potenziati e che un maggior numero di specialisti in questa disciplina sia necessario e vada pertanto incrementato.

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