Finite le festività, con il rientro alla routine quotidiana, per molte persone emergono sintomi di disagio psicologico che vanno oltre la semplice malinconia. Ansia, insonnia, apatia, perdita di motivazione e tristezza sono manifestazioni frequenti in una fase di riadattamento che la letteratura clinica descrive come periodo a rischio per il benessere mentale, soprattutto nei mesi invernali. Il rientro post-festivo si inserisce in una fase dell’anno caratterizzata da una maggiore incidenza di sintomi depressivi e ansiosi, legata a fattori stagionali quali riduzione dell’esposizione alla luce naturale, calo dell’attività sociale e aumento dello stress legato al lavoro e alle difficoltà economiche.
I dati europei confermano che la solitudine è oggi una questione rilevante di sanità pubblica. Secondo la EU Loneliness Survey condotta dal Joint Research Centre della Commissione europea, circa il 13% dei cittadini dell’Unione europea dichiara di sentirsi solo “spesso o sempre”, mentre una quota più ampia riferisce esperienze ricorrenti di solitudine. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) evidenzia che una persona su sei nel mondo vive condizioni di solitudine significativa, una condizione associata a un aumento del rischio di mortalità e di esiti negativi per la salute fisica e mentale. Secondo il rapporto della Commissione Sociale dell’OMS, le conseguenze della solitudine contribuiscono globalmente a circa 871.000 decessi ogni anno, con impatti anche su malattie cardiovascolari, depressione, disturbi d’ansia e diabete.
Stagionalità e depressione
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità i mesi invernali rappresentano un periodo critico per la salute mentale, con un aumento della sintomatologia depressiva e dei disturbi del sonno, soprattutto nelle persone che vivono condizioni di isolamento sociale o fragilità economica. Il periodo immediatamente successivo alle festività concentra diversi fattori di rischio quali la fine della socialità intensa tipica delle feste, il ritorno alle responsabilità quotidiane e la riduzione delle occasioni di supporto relazionale.
Sicilia, anziani soli e fragilità sanitarie
Secondo la sorveglianza Passi d’Argento dell’Istituto Superiore di Sanità, circa il 14% degli over 65 italiani vive in condizioni di isolamento sociale, definito come assenza di relazioni sociali significative e contatti regolari. Un dato che assume particolare rilievo in una regione caratterizzata da invecchiamento della popolazione, spopolamento dei piccoli centri e progressiva fragilità delle reti familiari.
Giovani e disagio psicologico
Dal punto di vista sanitario, la combinazione di solitudine, stress e incertezza può contribuire all’insorgenza di sintomi ansiosi e depressivi. I dati ISTAT sul Benessere equo e sostenibile (BES) mostrano come la Sicilia presenti criticità in diversi indicatori legati alle relazioni sociali e al benessere soggettivo, segnalando una vulnerabilità strutturale sul piano del benessere psicologico, pur in assenza di dati clinici regionali comparabili sulle diagnosi psichiatriche.
Un impatto sui servizi sanitari
Il periodo successivo alle festività rende più visibili fragilità già presenti. In Sicilia, l’invecchiamento demografico, l’isolamento degli anziani e l’elevata percezione di solitudine nei giovani rappresentano una sfida per la prevenzione e per i servizi di salute mentale territoriali. Rafforzare l’attività dei medici di medicina generale, potenziare i servizi psicosociali di prossimità e promuovere interventi di prevenzione precoce sono passaggi essenziali per ridurre l’impatto della solitudine sulla salute pubblica.
Il periodo successivo alle festività rappresenta un momento critico in cui fragilità già presenti diventano più evidenti. Alla riduzione della socialità e alla fine della sospensione delle routine si sommano fattori stagionali noti alla letteratura clinica, come la diminuzione della luce naturale e l’aumento dei disturbi dell’umore nei mesi invernali. In questo contesto, quello che viene comunemente percepito come “tristezza da rientro” può trasformarsi, soprattutto nei soggetti più vulnerabili, in un disagio psicologico persistente. Per la sanità pubblica, intercettare questi segnali precoci diventa quindi fondamentale. Gennaio non è solo il mese dei buoni propositi, ma anche quello in cui la salute mentale chiede maggiore attenzione.