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Epatite C: garantire salute di migranti e rifugiati nell’interesse della collettività di Salvatore Corrao

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Un importante incontro si è tenuto il 26 giugno scorso a Palazzo delle Aquile a Palermo in cui professionisti del settore si sono riuniti per parlare di eradicazione del virus HCV (cioè la cause dell’Epatite C) in questa popolazione.

Tra tutti il Prof. Craxì, ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Palermo, ha dichiarato che anche i migranti possono giovarsi degli importanti risultati conseguiti sulla popolazione italiana e siciliana grazie all’introduzione dei nuovi farmaci ma è comunque necessario riconoscergli un giusto percorso di cura.

Tuttavia, bisogna sottolineare come il problema è molto più grande e legato alla valanga di migranti/rifugiati che sta invadendo l’Europa. I dati Eurostat (relativi al 2017) ci dicono che vivono in europa 34,3 milioni di persone nati in altri stati rispetto a quello di residenza. Quindi il problema della migrazione non riguarda solo le popolazioni dell’Africa ma è un problema legato alla globalizzazione.

Il numero di migranti e rifugiati è dell’ordine dei milioni e continuare a pensare il sistema in piccolo senza una organizzazione di rete su scala nazionale ed europea non può che portare a risultati fallimentari.

Il fenomeno riguarda alcune popolazioni ed etnie rispetto ad altre (SFOGLIA LA FOTO-GALLERY IN ALTO) ma tra non molto la popolazione africana raggiungerà i 2 miliardi e mezzo e l’invasione da parte di fenomeni migratori incontrollabili investirà l’Europa e il mondo. Non possiamo continuare a discutere o a fare solo dimostrazioni di forza.

Il Ministro Salvini pone il problema politico e comunitario ma le problematiche etiche rimangono. Quelle che guardano solo ed esclusivamente al salvataggio di vite umane in mare sembrano fare finta di non vedere le enormi problematiche etiche che riguardano coloro che sbarcano e che sono catapultati in una realtà che non li governa ma li sfrutta per interessi biechi e li tratta come animali.

Ci vogliono idee meno confuse, parziali e senza coraggio. A scopo esemplificativo e senza voler dare soluzioni assolute, partiamo da alcuni dati: le missioni all’estero costano 21 miliardi. Sono finte missioni di pace. Ritiriamole e utilizziamo qualche miliardo per le nostre forze armate in Italia per una missione veramente umanitaria e cioè la gestione di campi profughi con la professionalità e l’interesse tipico del nostro esercito. La rimanente quota, aggiungendo magari qualche miliardo da risparmiare riducendo gli acquisti degli aerei da guerra, la possiamo utilizzare per la sanità e per il supporto sociale.

Se troviamo i soldi allora bisognerà garantire la salute delle popolazioni migranti anche nell’interesse della popolazione italiana ed europea residente da anni. Un sistema sanitario universalistico come il nostro deve considerare come prioritaria e seria questa emergenza per non farla diventare una vera emergenza sanitaria in cui le malattie infettive e parassitarie non rappresentano per fortuna il principale bisogno di salute (anche se presenti e spesso con peculiarità geografiche di provenienza) al contrario di quelle metaboliche e cardiovascolari che non tarderanno a presentarsi per il cambiamento dello stile di vita rispetto ai paesi di provenienza.

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