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Disturbi alimentari: la fame dell’anima tra social e pandemia

Il 15 marzo si celebra la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, per contrastare la diffusione dei disturbi alimentari, fenomeno in crescita, anche per effetto della pandemia.

“L’esordio di certe patologie è sempre più precoce, già a partire dai 12 anni di età, ed interessa soprattutto il sesso femminile, in quanto il più esposto alla vera e propria violenza che esercitano i media imponendo sui corpi delle donne canoni di bellezza irraggiungibili e assolutamente irrealistici” ci spiega la biologa e nutrizionista, Dott.ssa Antonella Corsale.

I disturbi del comportamento alimentare (Dca) più diffusi sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata, o noto anche come binge eating.

COME SI IDENTIFICANO CERTI DISTURBI?

“L’anoressia nervosa è caratterizzata dalla riduzione dell’alimentazione fino a saltare i pasti e dall’ossessione per le calorie e per il peso

corporeo, che spesso vengono tenuti a bada con un eccesso di attività fisica e con l’esposizione del corpo al freddo portando l’organismo ad essere gravemente debilitato”.

“Chi soffre di bulimia nervosa, invece, – continua la Dott.ssa Corsale – sviluppa dei terribili sensi di colpa per ogni alimento ingerito e l’unico modo per trovare sollievo è procurarsi il vomito per l’imitare quanto più possibile l’assorbimento delle sostanze nutritive, ma danneggiano, ad esempio, i denti e causando lacerazioni esofagee, danneggiando l’intero organismo. Per la stessa ragione, alcuni pazienti fanno anche un uso smodato dei lassativi, provocandosi persino dei prolassi rettali. Tali effetti collaterali possono danneggiare l’organismo irreversibilmente causando anche la morte”.

“Infine abbiamo il binge eating che, come nel caso della bulimia, si basa sull’aspetto compensativo del cibo: ci si consola mangiando, ma la fame non si sazia mai del tutto perché il cibo non deve soddisfa la fame dello stomaco ma piuttosto quella dell’anima” – continua -. Il cibo diventa una coccola che causa abbuffate compulsive”.

I DCA affliggono oltre 55 milioni di persone nel mondo e oltre 3 milioni in Italia, pari a circa il 5% della popolazione: l’8-10% delle ragazze e lo 0,5-1% dei ragazzi soffrono di anoressia o bulimia. L’incidenza recentemente è aumentata del 30% per effetto della pandemia e il picco è soprattutto tra i giovanissimi, colpiti fino a quattro volte di più rispetto al periodo pre-Covid, a causa dell’isolamento, della permanenza

forzata a casa, della chiusura delle scuole e dell’annullamento delle iniziative di coinvolgimento sociale.

Negli anni più recenti si è osservato un progressivo abbassamento dell’età di insorgenza dei DCA, tanto che il fenomeno non riguarda più soltanto gli adolescenti, ma anche bambine e bambini in età prepuberale, con conseguenze più gravi sul corpo e sulla mente.

“Ciò avviene principalmente per due ragioni. Oggi, i bambini, sin dalla più giovane età sono lasciati liberi di navigare su internet e di usufruire dei social esponendosi così a quei modelli di bellezza e di comportamento che spesso sono le cause generanti dei DCA negli adolescenti, oppure, lo sviluppo di tali patologia è causato proprio dagli adulti che li circondano. I bambini, infatti, tendono a mutuare i comportamento, a volte scorretti, degli adulti che rappresentano i loro punti di riferimento – continua la Dott.ssa Corsale -. Spesso sono proprio gli adulti che sviluppano dei DCA e influenzano così i più giovani”.

COME SI CONTRASTANO I DCA?

“Chi soffre di un qualche disturbo dell’alimentazione ha tanto vuoto attorno o se lo crea. Nella maggior parte dei casi si tratta di ragazzi senza adeguati punti di riferimento in un mondo troppo superficiale dove è facile smarrirsi”.

“Ancor prima del supporto nutrizionale è indispensabile un adeguato supporto psicologico. Se non si riescono a sviscerare le cause che portano il paziente ad assumere certi comportamenti è impossibile una risoluzione definitiva del problema”.

“E’ importante ricordare, però, che il cibo non va mai demonizzato e va assunto in modo equilibrato senza esagerare né in un senso né nell’altro” conclude la Dott.ssa.

di silvia De Luca
© Riproduzione Riservata
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