Sanità in Sicilia

Disabilità: le associazioni a sostegno del garante Benincasa

Alcune associazioni di disabili, con in testa il comitato “#SiamoHandicappatiNoCretini” e FIRST, hanno emanato un comunicato a sostegno della nomina dell’avvocato Maurizio Benincasa a garante delle Persone con disabilità, fatta dall’Assessore alla Famiglia Antonio Scavone.​
Stranamente, nonostante perplessità sulle modalità di nomina siano state avanzate anche da diverse autorevoli associazioni nazionali della disabilità e dallo stesso Forum del Terzo settore, il comunicato, nel difendere e sostenere la nomina di Benincasa, porta avanti un attacco frontale, violento e indiscriminato al mondo della cooperazione sociale definito “mondo di interessi economici anche vestiti da associazionismo e di volontariato d’interessi, con oscure trame di risvolti sul mondo della disabilità, o, se si vuole dietro al business della disabilità”.

La gravità di queste affermazioni induce alcune osservazioni:

  1. Ci aspettiamo che, coerentemente a quanto hanno affermato, gli estensori del comunicato si premurino di evidenziare in maniera dettagliata, con nomi e cognomi, i fatti e le circostanze nelle quali si sia realizzato un utilizzo distorto della cooperazione nascondendo “interessi”, “oscure trame” o “business della disabilità”. Noi siamo certi infatti che la stragrande maggioranza delle cooperative e dei loro addetti operino correttamente, garantendo agli assistiti servizi di livello anche quando, magari, non vengono pagate da mesi e mesi. La cooperazione sociale e sanitaria è del resto unanimemente riconosciuta come esperienza d’eccellenza nel terzo settore e nel sistema dei servizi alla disabilità. Ci auguriamo quindi che, questi fatti e questi nomi, così fortemente quanto genericamente e indistintamente denunciati, vengano concretamente tirati fuori e che gli stessi estensori del comunicato siano disposti a firmare insieme a noi le conseguenti denunce alle autorità competenti. Viceversa, se nomi e fatti non verranno fuori ci aspettiamo una immediata quanto dovuta nota di rettifica e di chiarimento;​
  2. Ricordiamo che proprio sullo stesso presupposto, quello della demonizzazione delle cooperative, il Governo Crocetta introdusse il contributo ai disabili nell’ottica (certamente condivisibile) di permettere loro di rendersi autonomi e liberi di scegliere nell’acquisizione dei servizi. Tuttavia, piuttosto che introdurre un voucher spendibile per assicurarsi determinate e necessarie prestazioni, quel contributo, ed è una gravissima anomalia, venne allora concesso, in barba ai più elementari principi di controllo della spesa pubblica, senza alcuna verifica preventiva sulla spesa e senza alcuna rendicontazione consuntiva. Oggi è stata introdotta una blanda forma di rendicontazione. Non vogliamo partecipare anche noi al gioco della demonizzazione dell’altro, non vogliamo lanciare sospetti. E siamo certi che anche in questo caso la maggior parte delle situazioni siano regolari. Ma non basta essere disabili, familiari di disabili o associazioni di disabili per avere la patente di correttezza. Noi ribadiamo all’Assessore e al Governo l’opportunità di introdurre o i voucher spendibili presso strutture accreditate e vigilate o una più efficace verifica a valle e a monte della spesa effettuata e ci aspettiamo, dato che condividiamo l’esigenza di evitare “business della disabilità”, di avere al nostro fianco in questa richiesta le associazioni firmatarie del comunicato. Per conto nostro questa volta andremo avanti anche nel sottoporre la questione alla Corte dei Conti;
  3. Tra i firmatari del comunicato ci sono anche associazioni di operatori, come ad esempio gli ASACOM, che, come è noto, da tempo sostengono l’opportunità di un passaggio alle dirette dipendenze della pubblica amministrazione. Legittima aspettativa, nel solco della storia del Mezzogiorno. Una storia che tante volte in passato la politica ha cavalcato nella logica del consenso. Ma siamo sicuri che vada nella direzione degli interessi collettivi? Anche qui la storia offre molte risposte. E siamo sicuri che vada incontro agli interessi degli stessi disabili? Che un singolo dipendente pubblico sia più efficiente e più efficace di una struttura organizzata e capace di sopperire agli imprevisti? Ne vogliamo parlare? Ci sembra peraltro che anche le associazioni alle quali fa riferimento il nominato garante (Associazione 20 novembre 1989 Onlus e FIRST – Federazione Italiana Rete Sostegno e Tutela) abbiano in passato sostenuto questa soluzione.​
  4. Se tutto quanto sopra è vero, non si può che giungere ad una conclusione: è davvero parte terza un garante sostenuto così fortemente da associazioni che potrebbero avere interessi diretti pur se legittimi, essere cioè parte, e che mostrano una posizione così aggressiva e ingiustificata nei confronti di una delle componenti del mondo dei servizi alla disabilità? Il fatto che il nominato garante sia rappresentante di alcune di quelle stesse associazioni firmatarie non aggrava il quadro?​

Noi ci auguriamo di avere risposte a tutto quanto riportato sopra.​
All’Assessore, per concludere, non chiediamo la rimozione di nessuno, sta a Lui valutare in coscienza se la scelta fatta è valida o meno. Ci sembra invece necessario, quello si, chiedere all’Assessore di garantire l’indispensabile requisito di terzietà e indipendenza e assenza di conflitti di interesse che la carica deve assicurare.​

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