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Defibrillatore indossabile dopo un infarto miocardico acuto: indicazioni ed efficacia di Gregory Dendramis

defibrallore indossabile

Tra le maggiori complicanze dell’infarto miocardico acuto pre e post rivascolarizzazione coronarica vi è la morte improvvisa causata da aritmie ventricolari maligne come la fibrillazione o la tachicardia ventricolare.

Come dimostrato da numerosi studi clinici ad oggi disponibili, nonostante l’alto tasso di morte improvvisa dopo un infarto miocardico acuto specialmente in pazienti con una riduzione severa della funzione sistolica ventricolare sinistra (frazione di eiezione), i defibrillatori impiantabili (ICD) non sono indicati in prevenzione primaria se non dopo 40-90 giorni di terapia medica ottimizzata e qualora persista la severa riduzione della frazione di eiezione.

In un recente studio multicentrico randomizzato e controllato, pubblicato sull’autorevole rivista New England Journal of Medicine, Olgin JE e colleghi hanno arruolato 2.302 pazienti affetti da recente infarto miocardico acuto e con frazione di eiezione minore o uguale al 35%. 1.524 pazienti sono stati assegnati in modo casuale al gruppo dispositivo con l’indicazione al defibrillatore indossabile ed in terapia medica ottimizzata e 778 pazienti al gruppo di controllo in sola terapia medica ottimizzata.

L’end-point primario era un composito di morte improvvisa o morte da aritmie ventricolari a 90 dall’infarto miocardio acuto. Gli end-point secondari includevano la morte per qualsiasi causa e la morte non-aritmica. I pazienti del gruppo dispositivo hanno indossato il dispositivo per una mediana di 18 ore al giorno.

La morte aritmica si è verificata nell’1.6% dei pazienti portatori di defibrillatore indossabile e nel 2.4% nei pazienti facenti parte del gruppo di controllo (rischio relativo, 0.67; P=0.18).

La morte per qualsiasi causa si è verificata invece nel 3.1% nei pazienti portatori di defibrillatore indossabile e nel 4.9% di quelli nel gruppo di controllo (rischio relativo, RR=0.64; P= 0.04), e la morte non-aritmica rispettivamente nell’1.4% e nel 2.2% dei due gruppi (RR=0.63; P= 0.15).

Dei 48 pazienti deceduti del gruppo dispositivo,12 indossavano defibrillatore indossabile al momento del decesso. Venti pazienti del gruppo dispositivo (1.3%) hanno ricevuto uno shock appropriato e 9 (0.6%) hanno ricevuto uno shock inappropriato in assenza di aritmie ventricolari maligne.

In conclusione, in questo studio tra i pazienti con un infarto miocardico recente con frazione di eiezione uguale o inferiore al 35% ed in terapia medica ottimizzata, il defibrillatore indossabile non ha portato a una percentuale statisticamente significativamente inferiore dell’esito primario di morte aritmica rispetto al gruppo controllo in sola terapia medica ottimizzata post rivascolarizzazione coronarica.

A prescindere dai dati degli studi clinici in atto disponibili, in particolari gruppi di pazienti ad elevato rischio aritmico ed in follow-up per un eventuale impianto di un defibrillatore definitivo, questo dispositivo fornisce un recente valido supporto terapeutico soprattutto in pazienti selezionati ad elevato rischio aritmico ed una valida alternativa in pazienti che rifiutano l’impianto di un defibrillatore definitivo o in presenza di significative controindicazioni all’impianto (infezioni acute o subacute, significative copatologie, aspettativa di vita inferiore ad un anno, etc).

Diversi registri e studi clinici sono in corso per valutare l’efficacia di questo dispositivo in gruppi selezionati di pazienti dove il defibrillatore indossabile risulta essere utile e determinante nel ridurre eventi di morte cardiaca su base aritmica come dimostrato in selezionati casi clinici presenti in letteratura.

Fonte dello studio: Olgin JE et al, N Engl J Med 2018; 379: 1205-1215.

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