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Autismo: anche il fumo della sigaretta tra le possibili cause dello sviluppo del disturbo di Giuseppe Natoli

A causa della gamma di sintomi l’autismo è ora chiamato disturbo dello spettro autistico (ASD) poiché copre un ampio spettro di sintomi, abilità e livelli di disabilità.

I bambini con autismo hanno difficoltà a comunicare, a comprendere il pensiero altrui ed hanno una difficoltà ad esprimersi con parole o attraverso la gestualità e i movimenti facciali.

Oltre a soffrire di una iper sensibilizzazione nei confronti di rumori e suoni, i bambini autistici possono essere soggetti a movimenti del corpo ripetitivi e stereotipati, come dondolio, auto stimolazione o battito di mani. Alcuni bambini con autismo possono anche sviluppare crisi epilettiche. E in alcuni casi questi attacchi possono essere assenti inizialmente per verificarsi in adolescenza.

Studi epidemiologici condotti sia negli Stati Uniti che in Europa riportano un generalizzato aumento delle diagnosi di autismo: del 78% in 5 anni e di ben dieci volte (1000%) negli ultimi 40 anni. È pur vero che l’aumento dei casi è probabilmente legato ad una migliore possibilità di fare diagnosi, meglio che in passato.

Non c’è concordia sui numeri della patologia: recenti stime indicano 62 casi per 10.000, il che significa che un bambino su 160 ha un disturbo dello spettro autistico. Secondo altri studi, invece, i tassi sarebbero decisamente più elevati. Nelle persone affette, il grado di abilità intellettiva è variabile e spazia da una compromissione grave a abilità cognitive non verbali superiori alla norma. È difficile individuare prima dei 12 mesi di età la presenza della malattia, mentre la diagnosi è in genere possibile entro i 2 anni di età (a volte sono necessari anche 3 anni) e il 30% dei malati non riceve assistenza.

In Sicilia oggi ci sono circa 5.000 autistici, ma i dati in costante aumento fanno prevedere che i disturbi dello spettro autistico diventeranno nel prossimo decennio un’emergenza sociale anche nella nostra isola.

Ancora non si conosce la reale causa dell’autismo, sebbene ci siano fattori in grado di aumentarne il rischio; tra questi c’è l’età avanzata dei genitori al momento del concepimento; gravidanze ravvicinate in meno di un anno; basso peso alla nascita; somministrazione di farmaci in gravidanza, come l’acido valproico; e infine l’esposizione a pesticidi.

Ad oggi non vi è un’ associazione scientificamente validata con l’esecuzione dei vaccini nel neonato. Un recente studio, pubblicato sul “Scientific Reports”, è stato portato avanti dall’Avon Longitudinal Study of Parents and Children (ALSPAC), con un campione di 14.000 persone; esse venivano seguite dalla nascita. I risultati ipotizzano che il fumo di sigaretta sia in grado di influenzare l’organismo in via di sviluppo, provocando patologie e alterazioni a carico dei figli e dei nipoti. Il tutto riguarda da vicino anche le alterazioni dello spettro autistico.

Per quel che concerne il fumo, ormai è noto che causa danni irreversibili al fumatore e specie al suo DNA; la novità è l’associazione tanto forte da arrivare a trasmettere anomalie fino ai nipoti. Il fumo, infatti, reca i danni maggiori al DNA mitocondriale, che viene trasmesso unicamente per via materna, di generazione in generazione; le mutazioni del DNA mitocondriale non producono effetti evidenti nella madre, ma colpiscono i figli. In più, gli studiosi hanno supposto che nell’organismo del feto si produce una risposta di adattamento al fumo, che viene perduto alla nascita, generando la vulnerabilità del neonato.

I risultati sembrerebbero avere trovato anche che l’associazione tra fumo della nonna e autismo, colpisca maggiormente le bambine; tuttavia i ricercatori ancora non hanno trovato una spiegazione plausibile a questa variazione tra i sessi. Inoltre un altro punto a sfavore dei dati ottenuti è legato all’accuratezza e alla veridicità delle dichiarazioni dei genitori intervistati.

Oggi si possono solo ipotizzare quali siano i fattori ambientali e dello stile di vita capaci di incrementare il rischio di autismo, da qui poi sarà possibile un’attività preventiva che riduca l’incidenza del disturbo stesso.

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