Sanità in Sicilia

Alimentazione, integrazione proteica: quando e perché

Le proteine estratte dal siero del latte, conosciute anche come Whey protein, sono comunemente utilizzate come integratore alimentare. Il siero del latte è composto da diverse frazioni proteiche: beta-lattoglobuline (65%), alfa-lattoalbumine (25%9, sieroalbumine (8%) e in frazioni minori lattoferrine, immunoglobuline, lattoperossidasi, lisozima. Le Whey protein trovano diversi usi, sia nell’industria alimentare (come additivi, specie negli alimenti dolciari, come pastine, creme, budini e prodotti da forno) che nell’industria zootecnica. Il loro utilizzo come integratore nutrizionale è da attribuire a specifiche caratteristiche:

Nel variegato mercato degli integratori alimentari si possono trovare diverse tipologie di proteine del siero del latte. In generale, un prodotto viene ritenuto di qualità tanto maggiore quanto più alto è il contenuto proteico e quanto più bassa è la percentuale di carboidrati (lattosio) e grassi.

L’integrazione proteica è largamente utilizzata in ambito sportivo. L’anabolismo delle proteine ​​muscolari è intensamente elevato in particolare dopo un allenamento di resistenza, si è quindi ipotizzato che l’assunzione di proteine del siero del latte può essere una strategia nutrizionale efficace per ripristinare la perdita acuta di funzione contrattile che si verifica dopo un allenamento. Una revisione sistematica della letteratura, pubblicata a dicembre 2017 sulla rivista Nutrients ha indagato l’effetto della supplementazione con proteine del siero del latte sul recupero della funzione contrattile in adulti giovani e sani, i risultati suggeriscono che l’uso di proteine del siero di latte in combinazione con allenamenti di resistenza (pesi) offrono dei vantaggi sull’incremento della massa magra e forza muscolare.

Le proteine, normalmente si possono assumere attraverso gli alimenti, in particolare carne, pesce, latte, formaggi e uova; così come gli altri macronutrienti, sono un bene prezioso per la salute e vanno assunte in quantità necessarie. La supplementazione proteica diventa utile, quindi, quando è necessario integrare la quota proteica che non si riesce a raggiungere con l’alimentazione naturale. L’integrazione proteica può essere utile durante particolari cicli di allenamento ma anche il soggetti anziani sarcopenici.

Le linee guida nazionali indicano un fabbisogno proteico compreso tra 0,8 a 2 grammi la quantità di proteine per chilogrammo di peso corporeo. La quantità da assumere dipende dalle abitudini alimentari e dall’attività svolta: per esempio, chi mangia grandi quantità di carne e pesce ha meno bisogno di integrare rispetto a chi consuma più pasta e cereali, così come chi fa sport di potenza ne ha più bisogno di chi conduce vita sedentaria. Il fabbisogno proteico dipende quindi da diversi fattori: età, sesso, peso, stile di vita, presenza di patologie.

Se assunti in dosi elevate ed abbinati ad una dieta già naturalmente iperproteica gli integratori di proteine vengono impiegati soltanto in parte per aumentare la massa con inutile sovraccarico renale che interviene nell’eliminazione dall’urea prodotta dal fegato, che viene eliminata con le urine.

Inoltre, se l’apporto proteico alimentare supera il fabbisogno metabolico e determina anche un eccesso di calorie, gli amminoacidi in eccesso sono convertiti in acidi grassi di deposito portando ad un aumento del deposito adiposo.

La supplementazione proteica è controindicati nei casi di patologia renale, epatica, in gravidanza, al di sotto dei 14 anni. È importante sempre evitare il “fai da te” e rivolgersi a personale sanitario qualificato.

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