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Riapre il Pronto soccorso “Cutroni Zodda” di Barcellona PG, Galluzzo rivendica: “I fatti e i numeri parlano chiaro”

Il Pronto soccorso dell’ospedale Cutroni Zodda” di Barcellona Pozzo di Gotto, riattivato il primo agosto 2025 dopo gli anni di chiusura legati all’emergenza Covid, diventa oggi un modello organizzativo per l’intera provincia di Messina. A sostenerlo è il deputato regionale di Fratelli d’Italia e componente della Commissione Sanità dell’Ars, Pino Galluzzo, che rivendica il lavoro politico portato avanti negli ultimi anni per evitare la cancellazione definitiva del presidio.

“Il pronto soccorso, chiuso dai tempi del Covid, era destinato alla chiusura definitiva perché la rete ospedaliera ai tempi del governo Crocetta lo aveva addirittura cancellato”, afferma Galluzzo. “È stato reinserito nella rete durante il governo Musumeci e, dopo il lungo periodo come ospedale Covid, non era riuscito a riaprire. Con questa formula si è riusciti finalmente a riattivarlo”.

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I numeri e il modello di Barcellona

Il riferimento è al modello organizzativo adottato dall’Asp di Messina, che ha previsto l’esternalizzazione della componente medica del Pronto soccorso, mentre il personale del comparto è rimasto in capo all’azienda sanitaria provinciale. Una scelta che, secondo Galluzzo, ha consentito di restituire al territorio un presidio essenziale per l’emergenza-urgenza.

A confermare l’impatto della riapertura è l’audit interno di verifica dell’attività del Pronto soccorso, relativo al periodo compreso tra il primo agosto 2025 e il 30 aprile 2026. Il documento della Direzione sanitaria del presidio ospedaliero evidenzia numeri considerati particolarmente significativi per un bacino di riferimento di circa 100 mila cittadini.

Nel dettaglio, in nove mesi il Pronto soccorso ha registrato 9.715 accessi complessivi in triage e 8.828 prestazioni effettuate. Sono stati 9.178 i pazienti dimessi, di cui 6.325 al domicilio, 856 indirizzati verso strutture ambulatoriali, 525 ricoverati nello stesso presidio ospedaliero e 326 trasferiti in altri ospedali della provincia. I pazienti che hanno abbandonato il Pronto soccorso prima della presa in carico sono stati 887. Il report registra inoltre 28 decessi avvenuti in Pronto soccorso e 6 pazienti giunti cadaveri.

Particolarmente rilevante anche l’avvio dell’Osservazione breve intensiva (Obi), attivata l’8 aprile 2026 e capace di totalizzare, in meno di un mese, 54 accessi.

L’analisi dei codici assegnati al triage fotografa inoltre il livello di complessità assistenziale gestito dalla struttura: 176 codici rossi, 1.086 arancioni, 4.052 azzurri, 5.155 verdi, 173 bianchi e 6 codici neri.

Durante il percorso di presa in carico clinica sono stati modificati 1.299 codici di priorità, elemento che, secondo la Direzione sanitaria, testimonia la continua rivalutazione effettuata dal personale sanitario nel corso dell’assistenza. Alla dimissione i codici risultavano così distribuiti: 68 rossi, 1.068 arancioni, 4.052 azzurri, 738 verdi, 112 bianchi e 6 neri.

Nel documento si sottolinea inoltre come il Pronto soccorso operi all’interno di un ospedale di base, nel rispetto degli standard previsti dal decreto ministeriale del 2 aprile 2015, garantendo risposte efficaci alle urgenze di minore e media complessità e assicurando percorsi di trasferimento verso strutture specialistiche nei casi più complessi.

Galluzzo: “Risultati dopo le polemiche”

Pino Galluzzo

Per Galluzzo, i risultati ottenuti rappresentano una risposta alle polemiche che avevano accompagnato la riapertura del servizio. “C’era stato un grande ostruzionismo politico rispetto a questa scelta – dichiara – ma oggi i fatti, i numeri e i risultati dicono esattamente il contrario”.

Secondo il parlamentare regionale, l’esperienza di Barcellona avrebbe ormai assunto un valore provinciale. “Barcellona diventa addirittura un modello – aggiunge – tanto che l’Asp ha emanato un bando da 10 milioni di euro per reperire medici con la stessa formula negli altri presidi ospedalieri della provincia e per il potenziamento ulteriore del Pronto soccorso di Barcellona”.

Genovese: “L’ospedale ha ripreso a funzionare”

Sulla riapertura del presidio interviene anche il direttore della Chirurgia del “Cutroni Zodda” e delegato della Direzione sanitaria del presidio, Nino Genovese, che sottolinea il valore strategico della struttura per l’intero comprensorio tirrenico.

“Era un ospedale chiuso e con l’apertura del pronto soccorso l’ospedale ha ripreso a funzionare – spiega Genovese –. Parliamo di un ospedale di base, inquadrato nell’ambito del Dm70: il classico presidio che deve dare il primo soccorso, stabilizzare i pazienti e trattare le patologie a bassa e media complessità, mentre quelle più complesse vengono trasferite negli hub di riferimento”. Secondo Genovese, la riapertura ha avuto effetti concreti anche sugli altri ospedali della zona. “Questi quasi diecimila accessi in nove mesi significano migliaia di pazienti in meno su Milazzo e Patti, consentendo a quei due presìdi di lavorare meglio e riducendo il sovraffollamento”.

Il dirigente sanitario evidenzia anche le criticità ancora presenti, in particolare la carenza di ortopedici. “In questo momento l’ortopedia è scoperta perché non troviamo specialisti – spiega – ma l’Asp sta provvedendo con il nuovo bando”.

Genovese entra poi nel dettaglio del modello di esternalizzazione adottato dall’Asp di Messina, difendendone la sostenibilità economica. “Per un anno di servizio di pronto soccorso abbiamo speso 1 milione e 160 mila euro – afferma – ottenendo la copertura H24 di due sale di pronto soccorso con medici dedicati e attività Obi”.

Secondo il direttore sanitario, il problema principale resta la mancanza di personale disponibile attraverso i canali tradizionali. “Abbiamo fatto bandi, mobilità, abbiamo tentato in tutti i modi, ma non si presenta nessuno. Per garantire lo stesso servizio con personale dipendente servirebbero almeno undici dirigenti medici”. Una cifra che, secondo Genovese, non garantirebbe comunque la stessa continuità assistenziale. “Un medico dipendente lavora 47 settimane l’anno. Se si ammala, prende ferie o usufruisce dei diritti previsti dal contratto, va sostituito. Alla fine si supererebbe abbondantemente il costo sostenuto con l’esternalizzazione”.

Il problema, sottolinea, è nazionale. “Tutti questi medici preferiscono lavorare con le cooperative anziché come dipendenti pubblici. Il sistema attuale consente ai medici esternalizzati di lavorare molte più ore rispetto ai dipendenti”.

Per Genovese, però, il dato centrale resta il risultato raggiunto sul territorio. “Con il Covid l’ospedale era praticamente chiuso. Con questa formula è stato riaperto e oggi abbiamo ottenuto un vantaggio enorme per un territorio di 100 mila abitanti. In emergenza il fattore tempo è decisivo. Abbiamo salvato persone con infarti, insufficienze respiratorie e cardiache. Se due emergenze arrivano contemporaneamente nello stesso ospedale, inevitabilmente si crea congestione. Avere più pronto soccorso distribuiti sul territorio significa velocizzare diagnosi e cure. Genovese ricorda infine che, dei circa 800 pazienti che hanno necessitato di ricovero nei primi nove mesi di attività, oltre 500 sono stati ricoverati direttamente al “Cutroni Zodda”, mentre circa 350 sono stati trasferiti in altre strutture della rete ospedaliera provinciale.

 

di Riccardo Vaccaro
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